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Facebook e privacy

Facebook e privacy

 

Facebook e privacy

Facebook è un’enorme piazza virtuale nata nel 2004 ed “abitata” da oltre un miliardo di utenti attivi in tutto il mondo. L’idea dei suoi fondatori, Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes, era inizialmente quella di connettere fra di loro gli studenti dell’Università di Cambridge negli Stati Uniti, anche se, visto l’incoraggiante successo dei primi giorni, spinse il progetto ad espandersi anche ad altre scuole ed università limitrofe. Da allora, ed in meno di 10 anni, è diventato il sito più visitato al mondo (fonte: Alexa, Giugno 2013), superando anche il detentore storico di questo primato, Google.

Il nome “Facebook” (leggi qui la scheda di Wikipedia) deriva da un utile libretto che alcune università statunitensi distribuivano per aiutare gli studenti a conoscersi e a socializzare.
Per iscriversi gratuitamente è necessario fornire alcuni dati personali: nome, cognome, data di nascita (richiesta “per favorire una maggiore autenticità e consentire l’accesso ai vari contenuti in base all’età”) ed indirizzo email.

Da quando è nato Facebook ha subito numerosi restyling, sia della grafica, sia delle funzionalità principali, alcune delle quali hanno provocato una vera e propria rivoluzione soprattutto nel settore commerciale: si pensi per esempio alle pagine personali, alle pagine dedicate alle aziende, alla possibilità di creare eventi, alla creazione di “Gruppi”, oltre ovviamente alla sterminata possibilità di interazione (“Mi piace”, “Condividi”, “Commenta”), evolute in breve tempo in veri e propri strumenti per misurare l’efficacia della presenza online (più “Mi piace” hai e più sei popolare), e anche in veri e propri strumenti che generano ritorno di immagine e, sempre di più, economico. Ma tutto ciò, come si relaziona con il concetto Facebook e privacy?

Facebook e privacy

È indubbio che questo formidabile strumento di socializzazione virtuale globale abbia cambiato le abitudini sociali ed i metodi di interazione tra le persone: quanti lo hanno usato per ritrovare amici e conoscenti che avevano perso di vista, di cui magari non avevano nemmeno il numero di telefono? Penso alle persone conosciute durante la vita prima dell’avvento del cellulare, per esempio. Quanti di noi hanno ritrovato su Facebook persone conosciute un’estate al mare e poi mai più sentite? Quanti di noi hanno ritrovato il compagno o la compagna di classe delle elementari o delle medie che avevano perso di vista da decenni? Ma tutto ciò, che c’entra con Facebook e privacy? Procediamo passo a passo.

L’utente può fornire molte informazioni per permettere di essere “riconosciuto”: può personalizzare il profilo con una foto ed una immagine di copertina (utilizzata per lo più per caratterizzare in maniera riconoscibile la propria presenza nel network), aggiungere dettagli della propria vita, come la città natale, studi effettuati, dettagli sul lavoro, sull’orientamento religioso e politico, fino alla situazione sentimentale e all’orientamento sessuale.

Tutti dati, anche sensibili, ma ovviamente facoltativi, sono spesso al centro di dibattiti su Facebook e la privacy. È risaputo che, per esempio, Facebook utilizza questi dettagli per “usare” i nostri profili per proporci pubblicità personalizzate: quante volte ci siamo chiesti perché le inserzioni sulla barra a destra riguardano qualcosa che ci interessa, o che abbiamo cercato, o, più spesso, sono in relazione con i “Mi piace” messi spontaneamente da noi a pagine specifiche? Bene, quegli annunci ci vengono proposti dopo che dei sofisticati strumenti di elaborazione dati hanno analizzato ogni virgola del nostro profilo, e hanno deciso, per esempio che, siccome ho messo “Mi piace” sulla pagina “Visit Austria” allora posso essere interessato ai messaggi degli inserzionisti paganti di Facebook che promuovono la loro pagina “Visit Salzburg, Independent Travel Guide”. Alla faccia, Facebook e privacy!

Adesso che ne sapete di più su Facebook e privacy vi sentite dei veri e propri prodotti in vendita? Certo, può sembrare eticamente scorretto, ma questo è il prezzo da pagare per utilizzare un mezzo di comunicazione potentissimo, messo inoltre a disposizione gratuitamente. Capito il concetto no?